Occhio Critico

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Terrorismo e islamofobia: il caso di Samuel Paty

Terrorismo e islamofobia: il caso di Samuel Paty

Dopo gli attentati del 2015 al Bataclan e alla sede del giornale satirico di Charlie Hebdo, è toccato a Samuel Paty, professore di Storia e Geografia del liceo Bois-d’Aulne, di Conflans. Un 18enne, di origine cecena, lo decapita per aver mostrato, durante un corso sulla libertà d’espressione, alcune vignette satiriche sul profeta Maometto. Gli era stata lanciata una fatwa (condanna a morte per blasfemia), dichiara il ministro dell’interno. Aperte ottanta indagini sul web contro chi inneggia all’attentatore. Il governo francese ordina di chiudere moschee e associazioni islamiche. Scattano le proteste in tutto il mondo per l’islamofobia e per l’odio nei riguardi di tutta una comunità islamica che niente ha a che vedere con la violenza e il terrorismo.

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Tra social e realtà: il caso Willy

Ancora nessuna aggravante razziale per gli  assassini di Willy Monteiro Duarte, 21enne, italo-capoverdiano. L’autopsia  parla di politraumi al torace, all’addome  e al collo. I colpi sono “assestati e non casuali.” C’è stata la volontà di uccidere. Uno dei familiari degli accusati li avrebbe difesi così: “Cosa hanno fatto? Alla fine non hanno fatto niente. Hanno solo ucciso un extracomunitario.” Il razzismo non si esaurisce qui. Circolano le prime immagini dei Bianchi in posa da duri. La foto di Willy che sorride in classe. E i social, in poche ore, vengono inondati di razzismo.

Tra social e realtà: il caso Willy
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La società 5G

La società 5G

Durante il lockdown abbiamo benedetto il web per la facilità con cui ci permetteva di mantenere i contatti con amici e parenti. La polemica sull’installazione delle antenne 5G ha diviso l’opinione pubblica. Quanto può essere dannoso il campo elettromagnetico originato dall’incremento di tali antenne sul territorio? E, più importante, esistono studi scientifici che forniscono dati conclusivi alla popolazione?

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Abuso di potere e odio razziale: il caso di Floyd

Il 25 maggio George Floyd, un afroamericano di 46 anni, muore a Minneapolis per mano di Derek Chauvin, un agente di polizia bianco. La morte di Floyd si aggiunge a una lista di vittime dell’oppressione e della discriminazione razziale. Può il colore della pelle generare pregiudizi e odio? Il valore della vita di un uo-mo dovrebbe trascendere qualsiasi differenza. Perché,”Black lives matter”.Le vite dei neri contano.

Abuso di potere e odio razziale: il caso di Floyd
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